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L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE: UN’ESIGENZA DEI GIOVANI E UN IMPEGNO PER LA SCUOLA

Questo è il primo articolo della serie: "ECG: istruzioni per l'uso". Scarica tutti gli articoli nell'apposita sezione della nostra Biblioteca.

1. Le esperienze dei progetti nelle scuole: bene, ma....

È una realtà molto comune nelle scuole italiane che il Piano dell’Offerta Formativa preveda, oltre alla normale scansione delle materie, alcuni progetti rivolti a tutte le classi o anche solo ad alcune di esse.
Questi progetti affrontano un’ampia varietà di tematiche: il bullismo in un quadro di Educazione alla convivenza civile e alla risoluzione dei conflitti, la difesa dell’ambiente in particolare per quanto riguarda gli sprechi e la gestione dei rifiuti, le diverse forme di discriminazione, sessismo e razzismo e il valore degli incontri e degli scambi interculturali, la realtà dello sfruttamento del lavoro minorile, la lotta contro le organizzazioni mafiose, e tanti altri.

Il mondo della scuola è consapevole di dover dare ai ragazzi e alle ragazze uno spazio per conoscere e riflettere criticamente su questi problemi che sono quelli del presente e del tempo in cui dovranno vivere. La scuola sa che deve svolgere un compito di supplenza rispetto a molte famiglie e deve contrastare il modo superficiale, sensazionalista e allarmista con cui questi temi sono trattati dai media. È noto che, di fronte a qualunque episodio in cui siano protagonisti giovani disinformati, oppure aggressivi e provocatori, si alzi un coro di: “La scuola dovrebbe insegnare... dovrebbe educare... dovrebbe formare...”. In questo modo si scarica sulla scuola un compito che dovrebbe essere di tutte le agenzie formative della società, ma è comunque vero essa rimane una sede fondamentale non solo per acquisire informazioni, ma anche per ragionare sui valori e sulle scelte di comportamento.

I progetti sui problemi del presente sono quindi ottime iniziative in cui spesso si realizzano momenti di lavoro interdisciplinare e la scuola si apre alla collaborazione di gruppi, associazioni, ong presenti sul territorio ed esperte sulla tematica specifica. I progetti in genere sono organizzati dai docenti più propositivi o da quelli interessati a specifici temi e si inseriscono nell’orario scolastico in modo parallelo alle materie, sottraendo ad esse un certo numero di ore.

Ma in tutto questo consiste anche la loro debolezza.
Infatti per prima cosa il progetto dipende dall’iniziativa e dalla buona volontà di qualche insegnante e quindi rimane sempre occasionale. Anche se in genere gli studenti partecipano volentieri alle attività dei progetti, che cosa rimane nel tempo di questa esperienza così episodica?
In secondo luogo, dato che il tempo scuola è limitato, molti insegnanti, che pure capiscono l’importanza dei problemi trattati nei progetti, sentono il peso della riduzione del loro spazio disciplinare e se ne lamentano. Infine, quasi sempre le attività del progetto sono svolte da persone esterne alla scuola, mentre l’insegnante lascia fare, magari per prendersi un attimo di respiro, e non è detto che riprenda l’argomento nell’ambito delle sue lezioni.

Come fare per superare questi limiti e garantire agli studenti una formazione che permetta loro di diventare cittadini consapevoli e attivi in un mondo globale?
Credo che il primo punto sia di avere il coraggio di riconoscere che la scuola che abbiamo ereditato dai nostri padri e abbiamo portato avanti fino ad oggi non sia più adatta ai nostri figli e ai nostri nipoti. Bisogna provare a mettere in discussione il tradizionale modello di insegnamento diviso per materie che non comunicano tra loro, in cui i contenuti sono presentati secondo la scansione interna alla disciplina o al “canone” del programma/manuale (gli apparati del corpo umano in scienze, le tipologie testuali in italiano, la sequenza Italia-Europa-Mondo in geografia ecc.) e in cui la metodologia didattica ancora dominante è sempre quella che vede la lezione del docente seguita dallo studio dell’allievo e dalla verifica individuale.

Nel 2018 le prove Invalsi hanno mostrato che tra gli studenti del terzo anno della scuola secondaria di primo grado il 34,4% non raggiunge un livello sufficiente di competenza alfabetica e il 40% di competenza matematica. “Probabilmente, afferma Paolo Mazzoli, direttore dell’Invalsi, il nostro insegnamento è ancora troppo scolastico.”

Infatti, nonostante si dica sempre che l’insegnamento deve mettere al centro lo studente, chi è veramente al centro del processo di insegnamento/apprendimento in una scuola che funziona con un docente di matematica (o di altra materia) che insegna nelle ore di matematica, su un libro di matematica, facendo interrogazioni o esami di matematica, per dare un voto in matematica?

L’ECG può aiutare a cambiare la prospettiva, come, d’altra parte ci viene suggerito anche dalle Indicazioni e dalle Linee guida nazionali.

2. Lavorare per temi e problemi con una metodologia della ricerca

Sappiamo che la condizione indispensabile per un apprendimento significativo, e non solo meccanico, consiste nella motivazione, cioè nella sensazione di star facendo un lavoro interessante, anche se magari faticoso, qualcosa che risponde alle domande e fa scoprire aspetti a cui non si aveva mai pensato.

Altra condizione sta non nel ricevere risposte già confezionate (Perché il nazismo riesce a prendere il potere? Guarda nel libro a p. xx), ma nel cercarle e nell’organizzarle in un discorso chiaro e comunicabile anche ad altri. Questa è la base della metodologia attiva.

Siamo convinti che il risultato a cui l’insegnamento scolastico deve arrivare non sia tanto quello di dare agli studenti delle conoscenze; sappiamo infatti che la memoria sui contenuti non ha vita lunga (chi di noi, che non sia uno specialista del settore, ricorda la formula del fosfato di potassio, presente nei nostri cibi, chi sa in quale punto della classificazione zoologica si collocano le meduse, chi ricorda la data della battaglia di Marengo? Eppure sono contenuti che abbiamo studiato...). Quello che la scuola deve insegnare è la capacità di pensare, di porsi domande e sapere come muoversi per trovare risposte, di usare la ragione e la capacità critica per non accontentarsi del primo risultato trovato, di saper comunicare e argomentare le proprie opinioni.

Ecco allora che i problemi di cui si occupa l’ECG, problemi attuali, che riguardano tutti, presenti nei dibattiti tra le persone e nei media, possono diventare il punto di partenza per l’intero consiglio di classe per organizzare il piano di lavoro dell’anno.

L’ECG non deve consistere in progetti occasionali, gestiti da persone esterne alla scuola e organizzati in modo staccato e parallelo alle materie, ma deve essere portata avanti dagli insegnanti della scuola, all’interno della loro progettazione didattica, anche se, ovviamente, con la collaborazione e l’apporto di tutte le forze presenti sul territorio.

 

Autrice: Marina Medi: Ha insegnato italiano e storia. Dal 1993 è formatrice degli insegnanti in particolare sulla progettazione curricolare di storia. Fa parte del direttivo dell'associazione IRIS ed è socia di Clio92 e del CRES Mani Tese.


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Ultima modifica il Venerdì, 24 Gennaio 2020 06:41